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Epoca Romana
Il marmo estratto sulle Alpi Apuane è stato utilizzato fin dall'epoca romana come materia prima per la realizzazione di importanti opere scultoree, molte delle quali hanno segnato la storia della scultura italiana e mondiale.
I Romani hanno realizzato in marmo numerose copie di statue greche in bronzo. Grazie a queste copie romane è stato possibile ammirare splendide statue greche oggi andate perdute, sia per l'estrema antichità sia, soprattutto, perché il bronzo veniva fuso per essere riutilizzato. Presso le cave di Carrara sono stati rinvenuti molti materiali di epoca romana, sia blocchi di marmo già sbozzati, utilizzati per la fabbricazione di colonne o statue, sia utensili per l'estrazione. Per citare un esempio del grande utilizzo delle Cave, possiamo ricordare che Ottaviano Augusto fece costruire la propria residenza sul Palatino, la "Domus Augustana". Le decorazioni in marmo dell'abitazione erano innumerevoli: fra queste spiccava il tempio di Apollo, costruito interamente in marmo bianco di Carrara.
Luni, colonia fondata dai Romani ai piedi delle Alpi Apuane, divenne un centro fiorente soprattutto per la presenza di un porto, oggi interrato, che commerciava marmo in tutto il Mediterraneo.
Michelangelo Buonarroti e il marmo di Carrara, LA PIETA'
"Non ha l'ottimo artista alcun concetto / c'un marmo solo in sé non circonscriva / col suo superchio, e solo a quello arriva / la man che ubbidisce all'intelletto" (Rime 151, vv. 1-4).
Nato a Caprese nel 1475 da Ludovico di Leonardo di Buonarroti Simoni (1444-1534) e da Francesca di Neri del Miniato del Sera (?-1481), questo versatile artista, che può essere considerato a tutti gli effetti un'icona del Rinascimento e dei suoi ideali, fu legato a Carrara e, sopratutto, al marmo in diversi periodi della sua vita. Amante della scultura classica, si recò a Firenze dove il Ghirlandaio lo prese "a bottega" in tenera età, e dove, in seguito, Lorenzo de' Medici lo introdusse nella cerchia di grandi personalità che gravitavano attorno alla sua famiglia. La sua fama crebbe a tal punto che papa Giulio II, nel 1505, lo chiamò a Roma per commissionargli la sua tomba. Michelangelo tornò, in seguito, a Firenze per poi recarsi a Carrara, dove soggiornò 8 mesi, per scegliere i marmi più adatti al compimento di un così prestigioso monumento. I blocchi scelti dal Buonarroti furono inviati a Roma via mare e, ivi giunti, occuparono metà della piazza S. Pietro, diventando, da quel momento, il motivo di una lunga contesa tra l'artista e il pontefice.
Nel 1506, infatti, Giulio II, preso dal progetto dell'ampliamento di S. Pietro, cambiò improvvisamente idea sulla tomba e non diede udienza a Michelangelo, che dovette pagare di tasca propria il trasporto dei blocchi. Amareggiato, lo scultore fece ritorno a Firenze, ma i messi del papa lo raggiunsero e lo riportarono indietro. Nell'aprile dello stesso anno, ancora una volta, il papa negò il pagamento al Buonarroti che fuggì nuovamente a Firenze e si riconcilierà con il pontefice a Bologna solo nel novembre del 1506. Coinvolto, suo malgrado, nel progetto di rifacimento della volta della Cappella Sistina, che cominciò ad affrescare nel 1508, Michelangelo dovette interrompere la tomba del papa per terminarla, ormai settantacinquenne, solo quarant'anni dopo.
Delle numerose sculture in marmo di Carrara alle quali si dedicò, non possiamo non ricordare l'unica che porta la sua firma: La pietà. Commissionatagli nel 1498 dall'ambasciatore del re Carlo VIII, Jean Bilhères de Lagraulas, il gruppo della Madre e del Figlio, furono scolpiti in un blocco di marmo di Carrara precedentemente scelto dal Buonarroti per scoprirvi "una viva figura". Ubicata in S. Pietro, dove trova la sua definitiva collocazione nel 1626, La pietà, che presenta aspetti inediti, particolari anatomici forti ed effetti di traslucido, rappresenta la prima creazione svincolata dall'imitazione dall'antico del ventitreenne Michelangelo, un'opera la cui perfezione tecnica risulta essere stupefacente.
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