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I sentieri del marmo
Le strade panoramiche che oggi è possibile percorrere per raggiungere le cave, per secoli sono state le arterie vitali per i luoghi abitati e i bacini marmiferi. I borghi fra cui si snodano i sentieri del marmo hanno spesso toponimi di origine prediale romana, come Gragnana (da "Granius"), Castelpoggio ( da "Paucius"), Torano (da "Thurius"), Miseglia (da Maesilius") e Colonnata (da "columna").
Fra le zone più suggestive ricordiamo la valle Gragnana, con l'omonimo paese al centro di un bosco di castagni, in cui sopravvivono resti delle antiche mura medievali, e le località di Sorano, Noceto e Castelpoggio (540 mt sul livello del mare), che probabilmente fu un "castrum" bizantino a difesa di Luni. Un tempo, nella zona, veniva estratto un marmo colorato chiamato "il rosso di Castelpoggio", mentre oggi la località è il punto di partenza ideale per raggiungere Campocecina, (circa 20 km da Carrara), da cui si gode uno splendido panorama sulle cave, ma, quando il cielo è sereno, la vista può spaziare fino alle isole dell'arcipelago toscano.
Le valli marmifere, invece, comprendono il bacino di Torano (circa 3 km da Carrara), in cui sono stati rinvenuti numerosi resti di origine romana, antico paese di cavatori dove possiamo ammirare la chiesa cinquecentesca di S. Maria Assunta e due oratori del XVII e XVIII secolo. Dal vicino bacino marmifero di Polvaccio pare attinse anche lo stesso Michelangelo. Un altro importante giacimento è quello delle cave di Miseglia, (circa 3 km da Carrara) fra le quali spicca, dal punto di vista storiografico, il bacino di Fantiscritti, con i famosi Ponti di Vara, un tempo percorsi dalla ferrovia marmifera che dall'800 collegò le cave al porto (circa 6 km da Carrara).
Fra i borghi più suggestivi che costellano le vie del marmo, ricordiamo anche Colonnata, (circa 7 km da Carrara), famoso per la produzione del lardo, ma anche per il grazioso centro storico. Nel bacino di Colonnata, sfruttato sicuramente fin dall'epoca romana, troviamo anche altri paesi come Codena, con la cappella di S. Croce e la chiesa secentesca di S. Antonio Abate; Bergiola, di origine medievale, e Bedizzano, con il palazzetto dei principi Cybo-Malaspina, affiancato da altre residenze di nobili che scelsero il paese come residenza estiva. Lungo la strada si moltiplicano i punti panoramici e le straordinarie vedute delle cave incastonate nelle Alpi Apuane, in un suggestivo contrasto fra il verde delle colline e il bianco delle cave.
Dalle strade del marmo si snodano numerosi sentieri che portano sia in Garfagnana che in Lunigiana. Un percorso piuttosto lungo ma molto suggestivo potrebbe iniziare da Resceto per raggiungere, attraverso la storica Via Vandelli (costruita nel 1700), il rifugio di Campocecina. La Via Vandelli venne costruita in seguito al matrimonio di Ercole Rinaldo d'Este con Maria Teresa Cybo, ovvero dopo l'unione fra il Ducato di Modena e il Principato di Massa, quando si presentò la necessità di costruire un'arteria su cui potessero circolare in modo efficiente uomini e mezzi.

La "lizzatura"
Molto simile al varo di una nave, ma molto più pericolosa, la lizzatura è un metodo di trasporto del marmo che consta di una slitta, ricavata da tronchi di faggio o di quercia, sulla quale vengono caricati i blocchi di marmo per essere trasportati a valle. Fissati alla slitta lignea da coriacee corde di canapa, che servivano anche per far scendere l'intero carico lungo il tragitto, i diversi blocchi venivano trascinati, con grande abilità, lungo pendenze a volte anche del 70 per cento.
Questa difficile operazione coinvolgeva un congruo numero di uomini, tra i quali il "capo lizza" e il "mollatore" (detto anche "uomo del piro") che assumevano un ruolo fondamentale nella riuscita del trasporto. Il primo, di solito uno degli operai più esperti, aveva il compito di controllare che la discesa procedesse senza alcun intoppo, e, oltre a disporre i "parati" (robuste assi di legno che venivano poste anteriormente alla lizza) sul terreno, segnalava ai "mollatori" di stringere o allentare i cavi al momento opportuno. Il secondo aveva il difficile compito di mollare le corde in modo che il carico non acquisisse un'elevata velocità nella sua discesa, fatto, quest'ultimo, che avrebbe messo a repentaglio la vita degli operai con tragiche conseguenze.
Una corda che non teneva, un sussulto, uno scarto potevano, pertanto, essere fatali. Quando il carico giungeva al "poggio", luogo in cui i blocchi, liberati dalle corde, venivano caricati sui carri trainati dai buoi, il lavoro della lizza terminava. Prima della lizzatura, il trasporto del marmo era affidato ad un metodo molto rudimentale, detto di "abbrivio", vietato verso la fine dell'800, che prevedeva lo scivolamento dei blocchi verso valle su uno strato di detriti. Antecedente la comparsa delle "ciabattone", le prime locomotive a vapore, l'utilizzo dei buoi fu fondamentale per il trasporto dei carichi pesanti e per l'economia marmifera almeno fino all'inizio di questo secolo. Rievocazioni storiche della lizzatura si svolgono, durante il periodo estivo, sulle pendici della Tambura (Massa), e ai piedi di Colonnata (Carrara) tra le Alpi Apuane.

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